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Le arti belle in Toscana da mezzo secolo XVIII ai dì nostri

254826
Saltini, Guglielmo Enrico 13 occorrenze
  • 1862
  • Le Monnier
  • Firenze
  • critica d'arte
  • UNIFI
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Le arti belle in Toscana da mezzo secolo XVIII ai dì nostri

Noi abbiamo veduto qual fosse in Toscana l’Architettura innanzi che il Paoletti ed i suoi valorosi allievi la riconducessero a più veri principii; ma

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. Giudicandolo però dal libro che pubblicò in Firenze nel 1802 intitolato: Istruzione elementare per gli studiosi della Scultura, sembra che fosse buon teorico.

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prima ed ultima statua che gli fosse dato scolpire in forme grandi al vero. — GIUSEPPE BENELLI di Firenze (n. 27 maggio 1819, m. 9 gennajo 1861) fu

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civile comunanza, o perchè il tema non fosse creduto importante com’è di fatto, o perchè sia costume degli uomini stimar meno e meno darsi pensiero di ciò

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lavorante del Museo, benché fosse spoglio d’ogni ambizione, attendeva fiducioso un premio alle sue lunghe fatiche; e lo aspettò di fatto fino all’età in

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cartellino col nome di chi lo fece. E quando Paolo Mascagni il celebre scopritore delle norme supreme dei vasi linfatici, volle che ne fosse fatta in cera la

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amarono di molto affetto; e quando fu commesso al primo il quadro della Giuditta per la cappella d'Arezzo, volle ad ogni modo che fosse allogato l’altro

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pregi del Bezzuoli; ai quali quando si fosse congiunto maggiore studio nel comporre, un po’di parsimonia nella tavolozza, e tal volta più cura nel

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pennello, fosse più di sovente veduta, si avrebbe maggior riverenza al Bezzuoli. E infine, per tacere di tanti e tanti altri, ricordiamo la immensa tela

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.) non fu nell’arte da meno del padre e del fratello, e forse l’uno e r altro avrebbe superati se più lunga gli fosse durata la vita. Disegnò da prima

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qui ne scrissero, come fosse suo pregio singolare quella delicata soavità d’espressione che metteva così bene nei lavori, acquistata forse dalla

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Ripoli, incominciata nell’anno stesso, sono belle testimonianze di gusto e sapere. E che il Salvetti fosse uomo culto e d’imparare amantissimo ce lo dice

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Maddalena di Carlo Dolci, una Madonnina pel Villardi, e la Beatrice Cenci da Guido. In questo, mancato il Morghen, parve a Ferdinando III fosse degno di

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